8 settembre 2011


Correre in gruppo? Meglio soli che male accompagnati

Il podismo resta uno sport individuale, affidarsi semmai a corridori esperti

“C’è chi ama correre da solo, qualcun altro non si allena se non può unirsi alla consueta compagnia, ma la regola generale vorrebbe che si corresse in solitudine: per ragioni mentali, ma anche per una più corretta gestione delle energie, che in conseguenza del metabolismo – differente per ogni singolo atleta – consiglierebbe per ciascuno un allenamento personalizzato”. Questo il suggerimento del Professor Massini, con buona pace dei folti gruppi di podisti che invadono ogni domenica ville e parchi comunali. Ma dalla parte della solitudine milita anche una ragione di carattere spiccatamente agonistico: “In gara ci si ritrova da soli a scegliere il proprio ritmo, la frequenza dei rifornimenti, e si è soli anche nel superare eventuali crisi: meglio essere già allenati ad affrontare queste particolari situazioni psicologiche”.

Professor Fulvio Massini, training consultant e consulente dell’Istituto di Medicina dello Sport di Firenze

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